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UNA EX MINIERA DI CARBONE A CIELO APERTO COPERTA CON 1,1 MILIONE DI PANNELLI FOTOVOLTACI. E' IN GERMANIA L'IMPIANTO FOTOVOLTAICO PIU GRANDE D'EUROPA


(fonte greenfuture)

Sono stati installati 1,1 milioni di pannelli solari, che di fatto ricoprono una ex miniera di carbone a cielo aperto: in totale, un’area di 500 ettari, a cui se ne sommano altri 150 destinati a compensazioni ambientali.


Il progetto include anche la creazione di piste ciclabili e ciclopedonali per 13 chilometri, il sito sarà utilizzato per testare l’agricoltura sotto i pannelli solari.E' entrato funzione il più grande parco solare fotovoltaico d’Europa. Si trova in Germania, nel distretto di Lipsia, e ha una capacità di 605 MW, con ulteriori 45 MW che saranno installati e collegati entro l’estate.


A realizzarlo Move On Energy, in collaborazione con la società immobiliare tedesca Hansainvest Real Assets, che è l’investitore del progetto. A comprare l’energia sarà Shell Energy Europe, che ha firmato un contratto per i prossimi quindici anni.


La Germania conferma e consolida così il proprio ruolo di leader europeo in termini di capacità fotovoltaica installata: nel solo 2023 aveva aggiunto 14 GW.


Ma con questo progetto si riprende anche il primato “singolo”, superando il precedente detentore, il parco solare di Extremadura, in Spagna, che ha una capacità di 590 MW.


All’orizzonte, però, c’è un nuovo primato: un parco fotovoltaico da 1,2 GW in Portogallo che sarà completato nel 2025 e che farà registrare un record per l’Europa.


GERMANIA, STRATEGIA VINCENTE SULLA CO2


La strategia tedesca sta dando i risultati concreti: secondo uno studio dell’associazione Agora Energiewende, nel 2023 le emissioni di gas serra sono state pari a 673 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2). Si tratta di 73 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2022 e del 46% in meno rispetto al 1990, ben al di sotto dell’obiettivo annuale di un massimo di 722 milioni di tonnellate di CO2 previsto dalla Legge tedesca sulla protezione del clima. Quello del 2023 il dato più basso dagli anni 50 e si spiega con tre fattori: la riduzione dei consumi dovuti all’aumento dei prezzi di luce e gas, la riduzione della produzione con fonti fossili e la continua crescita delle rinnovabili.

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