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Il potere della vittima: cos’è il vittimismo, perché blocca la crescita e come uscirne


IL POTERE DELLA VITTIMA 🎭


vittimismo

Perché il vittimismo è una posizione di POTERE (e come trasformarla in responsabilità)💪


La vittima è davvero “solo” la parte debole?


Nel sentire comune, la vittima è spesso considerata la parte “buona”, quella che merita comprensione e protezione. E spesso è vero: molte persone hanno subito ferite reali, ingiustizie e traumi autentici.

Ma esiste un aspetto più profondo — psicologico e sistemico — che raramente viene raccontato: il ruolo della vittima può diventare una posizione di potere. Un potere silenzioso, sottile, che può bloccare l’evoluzione personale e trasformare il dolore in identità.

👉 Comprendere questa dinamica è un passaggio essenziale per chi desidera crescita personale, autonomia emotiva e relazioni più sane.


quando il dolore diventa diritto vittimismo

LA DINAMICA DEL PRETENDERE:

QUANDO IL DOLORE DIVENTA DIRITTO.


Quando una persona subisce un danno, è naturale provare rabbia, tristezza, senso di ingiustizia. In molti casi è legittimo desiderare riparazione.

Il problema nasce quando il dolore diventa una condizione permanente, che si traduce in un atteggiamento di:

pretendere attenzione

pretendere giustizia

pretendere riparazione

pretendere compassione


📌 In questa fase la persona assume inconsciamente il ruolo di eterno ricevente.

E qui avviene la trappola:

se la vita deve ripararmi, io non devo muovermi.

L’attesa immobilizza. La responsabilità viene delegata all’esterno.

Stasi e giudizio: il potere dell’accusa

La posizione di vittima può diventare una forma di potere perché permette di mantenere vivo un giudizio perpetuo verso il “colpevole”.

In ottica relazionale, la vittima spesso esercita un’accusa costante, anche se non esplicita:

“Tu mi hai rovinato la vita”

“È colpa tua se sono così”

“Io sono giusto, tu sei sbagliato”

⚠️ Questo crea una dinamica bloccante:

la persona non vive più nel presente, ma resta legata al passato attraverso l’accusa.


da vittima quando i ruoli si scambiano

🔄QUANDO I RUOLI SI SCAMBIANO LA VITTIMA DIVENTA CARNEFICE:

In molte relazioni disfunzionali, la vittima e il carnefice non sono ruoli fissi.

Succede spesso che:

chi è stato ferito si sente legittimato a colpire

chi accusa diventa persecutore

chi ha subito inizia a manipolare (anche inconsciamente)

Questa dinamica è descritta anche nel Triangolo Drammatico di Karpman:

Vittima – Persecutore – Salvatore, ruoli che si alternano in modo ciclico.


💡 Il punto centrale è questo:

quando resto vittima, posso accusare. E accusando, ottengo potere. Il vantaggio secondario: sentirsi nel giusto senza responsabilità.

Uno degli aspetti più delicati del vittimismo è il cosiddetto vantaggio secondario.

Per molte persone, essere vittima significa inconsciamente:

📍sentirsi moralmente superiori

📍evitare il rischio di cambiare

📍ricevere attenzione e accudimento

📍non mettersi in discussione


🎭 Il VITTIMISMO COME "STILE DI VITA :


Una modalità con cui si affronta il mondo, come se la vita stessa fosse il carnefice.

Vittimismo e manipolazione: una leva emotiva potentissima

Il vittimismo rientra tra le leve della manipolazione emotiva perché agisce su due pulsanti psicologici molto forti:

senso di colpa

bisogno di riparazione

Molto spesso è un comportamento appreso precocemente:

da bambini, piangere o fare i capricci poteva portare attenzione e cura.

Se quella strategia funzionava, è possibile che sia stata interiorizzata e portata nell’età adulta.

📌 Il risultato?

L’altro viene spinto a intervenire, spesso per non sentirsi in colpa.


le conseguenze del vittimismo

LE CONSEGUENZE DEL VITTIMISMO CRONICO (sulla mente e sulle relazioni) 🧠

Mantenere questa posizione ha costi psicologici elevati:

1. Locus of control esterno

La persona attribuisce la causa del proprio malessere solo all’esterno.

Questo rafforza l’impotenza e riduce la capacità di agire.

➡️ Il concetto è legato alla teoria del Locus of Control (Rotter).

2. Impotenza appresa (learned helplessness)

Quando si crede che “non posso farci nulla”, il cervello smette di cercare soluzioni.

Martin Seligman descrive questo fenomeno come learned helplessness, associato anche alla depressione.


3. Logoramento relazionale

All’inizio la vittima riceve attenzione. Col tempo, però, chi sta vicino può sviluppare stanchezza emotiva, distacco o irritazione.

4. Stagnazione esistenziale

Senza responsabilità non può esserci crescita.

Se tutto dipende dagli altri, io non cambio.

5. Somatizzazione

Stress cronico, tensioni muscolari, affaticamento e sintomi psicosomatici possono diventare una conseguenza concreta di un conflitto emotivo non elaborato.


mani che si avvicinano

COME USCIRNE: DALLA COLPA ALLA RESPONSABILITA'🌱


Uscire dal vittimismo non significa negare il dolore.

Significa non identificarsi con esso.




✅ 1) Ristrutturazione cognitiva

Spostare la domanda da:

❌ “Perché succede a me?”

✅ “Cosa posso fare io in questa situazione?”

Questo tipo di lavoro è coerente con i principi della terapia cognitivo-comportamentale.

✅ 2) Allenare un locus of control interno

Anche quando non abbiamo colpa di ciò che accade, abbiamo sempre una responsabilità:

la risposta che scegliamo.

✅ 3) Validare il dolore senza trasformarlo in identità

Una frase chiave:

🟠 “Io soffro” = esperienza

🔴 “Io sono una vittima” = prigione identitaria

✅ 4) Assertività e confini


Molti vittimisti hanno difficoltà a dire no e a porre limiti sani.

Imparare confini e comunicazione assertiva trasforma la passività in azione.


CONCLUSIONE: IL VERO POTERE E' PARTECIPARE ALLA PROPRIA VITA💪:


Il ruolo della vittima può essere seducente: offre attenzione, ragione, protezione.

Ma ha un prezzo: blocca la vita.

Il vero potere è un altro:

✨ partecipare alla propria esistenza in modo adulto, attivo e responsabile.

Senza negare il passato, ma scegliendo il presente.


📌SE VUOI LAVORARE su schemi ripetitivi, dipendenza emotiva, vittimismo cronico e dinamiche relazionali disfunzionali, POSSIAMO FARLO INSIEME in un percorso mirato.


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🌿 Il cambiamento non inizia quando gli altri riparano.

Inizia quando tu scegli di riprenderti la tua vita.


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